AVVISO DI ASSUNZIONE DI IMPIEGATI A CONTRATTO

L’Ambasciata d’Italia in San Marino comunica che è indetto un concorso, per titoli ed esami, per l’assunzione di n. 1 impiegato a contratto da adibire ai servizi di autista-commesso-centralinista.

Possono partecipare alle prove i candidati in possesso dei seguenti requisiti:

1)     abbiano, alla data del presente avviso, compiuto il 18° anno di età;

2)     siano di sana costituzione;

3)     siano in possesso della licenza elementare o equivalente;

4)     abbiano la residenza in San Marino da almeno due anni;

5)     siano in possesso, alla data di effettuazione della prova di guida, di patente di guida valida per lo svolgimento delle mansioni di autista in San Marino e in Italia.

Il termine di scadenza  per la presentazione della domanda è fissato alla data del 2 maggio 2019 ore 12,30.

Il testo integrale dell’Avviso e del  fac-simile della domanda di partecipazione -disponibili anche presso la sede dell’Ambasciata d’Italia, Viale Antonio Onofri, 117 47890 San Marino - sono consultabili sul sito web  www.ambsanmarino.esteri.it.

Il comites ricorda le vittime delle foibe

Alessandro Amadei
Alessandro Amadei

 

 

“Tra il 1943 e il 1947 oltre 10mila italiani per volere di Tito furono uccisi e gettati in grotte carsiche dai miliziani jugoslavi”

 

[one_third]Oggi è il giorno del ricordo
istituito dal parlamento italiano
con la legge 30 marzo 2004
n. 92 ed il Comites San Marino
tramite il suo vicepresidente
Alessandro Amadei (foto)
richiama alla memoria “gli
eccidi ai danni della popolazione
italiana ad opera degli slavi
avvenuti durante la seconda
guerra mondiale e nell’immediato
secondo dopoguerra
nell’Adriatico orientale”.
“Tra il 1943 ed il 1947 per
volere del maresciallo Josip
Broz Tito e dei suoi miliziani
jugoslavi – scrive il Comites
– oltre diecimila italiani,
uomini, donne, anziani e
bambini furono gettati nelle
foibe, ovvero in quelle cavità
presenti nell’Altopiano carsico,
l’uno legato all’altro con fili di
ferro, in nome di una pulizia
etnica che doveva annientare
la presenza italiana in Istria,
Dalmazia e Venezia Giulia.
Interi villaggi e città italiane
come Pola, Parenzo, Rovigno,
Fiume e Umago furono
svuotati dei propri abitanti,
i quali furono costretti dagli
jugoslavi ad emigrare dopo
avere subito atroci violenze.
Molti connazionali finirono in
campi profughi dove rimasero
per anni, tanti furono costretti
a fuggire in altre città italiane
o all’estero, chi in America, chi
in Australia e l’esodo durò oltre
dieci anni. Gli italiani – prosegue
il Comites – che rimasero
nei territori invasi dalle forze
jugoslave dovettero fare i conti
con la paura di subire soprusi,
discriminazioni etniche ad opera
di un governo repressivo e
sanguinario e con il rischio addirittura
di divenire apolidi, nel
caso in cui si fossero rifiutati di
accogliere la cittadinanza jugoslava[/one_third][one_third]Incredibilmente lo Stato
italiano dimenticò i propri figli rimasti in terra straniera non
impegnandosi a garantire loro
protezione contro gli atti di intolleranza
che gli stessi italiani
dovettero subire. Addirittura lo
stato italiano accettò in modo
servile le condizioni del trattato
di pace siglato a Parigi nel
1947 che prevedeva la confisca
da parte della Jugoslavia dei
beni degli italiani che avevano
abbandonato i territori occupati,
giustificando tale atto come
un risarcimento dei danni di
guerra causati agli jugoslavi
dal regime fascista. E’ una
ferita ancora aperta quella
degli esuli dalmati, istriani e
giuliani non solo perché essi
attendono ancora un equo indennizzo
per i beni che furono
loro ingiustamente sottratti,
ma soprattutto perché la loro
vicenda è stata sempre ignorata
dalla storiografia e della classe
politica italiana. Ciononostante,
il ricordo della loro tragedia
è ancora vivo nella memoria
collettiva e nelle menti di chi
ha perso qualcuno, qualcosa, se
stesso. Solo negli anni novanta
la politica interruppe quell’assordante
silenzio e iniziò a
interessarsi a quella vicenda,
arrivando nel 2004, esattamente
tredici anni fa, ad emanare
una legge che istituì il Giorno
del ricordo delle vittime delle
Foibe e di coloro che furono
costretti all’esodo. Far conoscere
ai giovani la tragedia che si è
consumata nell’Adriatico orientale
significa, secondo Alessandro
Amadei, attualizzarne il
senso, esortarli a riflettere sul
continuo pericolo di un possibile
ritorno di quei sentimenti
che hanno portato all’eccidio
di tanti italiani. [/one_third][one_third_last] Acquisire
coscienza sulla base della
conoscenza, in quanto una
delle condizioni per apprendere
dal passato è conoscerlo.
Quando parliamo di massacri
delle foibe questo concetto è
di importanza fondamentale.
Un’attenta riflessione sulla
questione è opportuno farla
attraverso le testimonianze di
quanti hanno vissuto l’esodo in
prima persona e sono sopravvissuti
ai massacri delle foibe
ed attraverso le testimonianze
dei loro cari. Attraverso le loro
parole – conclude la nota del
vicepresidente del Comites
– si può ripercorrere per non
dimenticare ciò che è stato. Un
esercizio di memoria utile a
passare la fiaccola del ricordo
alle nuove generazioni.

Alessandro Amadei
Vice presidente Comites

[/one_third_last]

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